“Poiché gli uomini ritenevano di possedere già la coscienza, si sono dati scarsa premura di acquistarla” – Friedrich Nietzsche


Nietzsche di Rafael Robles

Nietzsche di Rafael Robles

La coscienza è l’ultimo e il più tardo sviluppo dell’organico e di conseguenza anche il più incompiuto e depotenziato. Nella coscienza hanno radice innumerevoli errori che provocano la morte di una bestia o di un uomo prima del tempo necessario; ‘al di là del destino’, come dice Omero. Se l’insieme conservatore degli istinti non fosse così assolutamente potente, se non servisse, nel complesso, da regolatore, l’umanità dovrebbe perire per i suoi giudizi errati e il suo fantasticare ad occhi aperti, per la sua superficialità e la sua credulità, insomma proprio per la sua coscienza: o piuttosto, senza di quello, essa sarebbe già scomparsa da un bel pezzo. Una funzione, prima che sia completamente formata e maturata, costituisce un pericolo per l’organismo: è un bene se viene così a lungo e validamente tiranneggiata! Così è la coscienza a essere validamente tiranneggiata- e in misura non indifferente dall’orgoglio che se ne ha!

Si pensa che qui sia il nocciolo dell’essere umano: ciò che di esso è durevole, eterno, ultimo, assolutamente originario! Si considera la coscienza una stabile grandezza data! Si negano il suo sviluppo, le sue intermittenze! La si intende come ‘unità dell’organismo’!

Questa ridicola sopravvalutazione, questo travisamento della coscienza hanno come corollario un grande vantaggio, e cioè che con ciò è stato impedito un troppo celere perfezionarsi della coscienza stessa. Poiché gli uomini ritenevano di possedere già la coscienza, si sono dati scarsa premura di acquistarla- e anche oggi le cose non stanno diversamente! 

E’ ancor sempre un compito del tutto nuovo, che solo ora affiora all’occhio umano ed è a stento riconoscibile con chiarezza, quello di incarnare in se stessi il sapere e di renderlo istintivo: un compito scorto soltanto da chi è giunto a comprendere che fino ad oggi si sono incarnati in noi solo i nostri errori e che tutta la nostra coscienza si riferisce ad errori!”.

Tratto da La gaia scienza e Idilli di Messina” di Friedrich Nietzsche Traduzione di Ferruccio MasiniPiccola Biblioteca Adelphi, 1977, 21ª ediz., pp. 364 (isbn: 9788845903328).

 

 

Foto di Silvia Siles: CC License