Oltre la retorica della malattia mentale. “Dettagli inutili” di Alberto Fragomeni


ne prendo una per non

sentirmi dio.

e un’altra per non sentirmi

una merda.

e un’altra ancora

per non aver paura

di sentirmi una merda.

o forse per non aver paura

di sentirmi dio.

non lo so,

non l’ho ancora capito.

 

Alberto Fragomeni

 

virag nobile

Foto di vira nobile ‘Pensando’

Ci sono libri che si distinguono, perché portano con sé verità scomode, e per questo forti, a volte violente. Libri che indicano realtà troppo spesso ignorate e rivelano la totale inadeguatezza di concetti, pensieri e retoriche che affollano indisturbate la nostra testa, perché considerate certe.

Alberto Fragomeni, con il suo libroDettagli inutili , ci offre questa possibilità: osservare in modo puntuale, rigoroso e incalzante il mondo della psichiatria oltre vuote retoriche, rigidi stereotipi, antichi pregiudizi. Mondo decisamente bizzarro quello della psichiatria, mondo scisso tra concetti alti, astratti e profondi e la pratica quotidiana: triste, degradata, ferma. L’autore analizza attraverso la sua esperienza di paziente un contesto in cui il punto di vista dei pazienti viene sistematicamente ignorato dal senso comune e dal pensiero scientifico. Il paziente è assolutamente al centro di questo mondo, eppure è quasi sempre una comparsa, un soggetto passivo oggetto di discorsi altrui di la cui voce viene ascoltata con diffidenza dagli esperti del settore, che difficilmente sono disposti a mettersi in discussione.

Alberto Fragomeni esce da questo schema e ci offre la sua prospettiva fornendoci un nuovo accesso ‘alla psichiatria’, dandosi la possibilità di raccontare come stanno le cose. Ne esce una prospettiva ribaltata, una rivoluzione copernicana del senso, in cui l’autore si prende il ‘potere di raccontare’, potere da sempre saldamente in mano a clinici e tecnici.

Accade così che la sua esperienza, il suo punto di vista, travolge tutti i ‘si dice’ e i ‘si pensa’ possibili legati alla follia, le chiacchiere che circondano questa realtà così distante dalla quotidiana normalità dei più, offrendoci una conoscenza autentica, un sapere pratico che disorienta perché illumina la realtà in modo totalmente diverso: nella concretezza del suo resoconto e delle sue riflessioni, ci si scopre in un territorio inesplorato e alieno. Gli stessi concetti non suonano più come prima e le analisi assumono il colore acceso di chi vive in prima persona certe cose. Chi, invece, appartiene a questo contesto, non può non ritrovarsi in questi dettagli inutili, sorridere o rattristarsi per aspetti vissuti che rimangono sempre sullo sfondo eppure sono assolutamente centrali per capire le realtà dei pazienti psichiatrici.

E l’autore lo fa con un testo infarcito di grandi verità scritte tutte in minuscolo. Razionale e disorientante allo stesso tempo, in questo libro le contraddizioni della psichiatria (e della nostra società) esplodono in ogni paragrafo. ‘Il Re è nudo’.

Cosa pensano i pazienti della psichiatria è una questione che pochi professionisti della Salute Mentale si pongono. Questo libro da una prima risposta. Una risposta nuova che trascende la maggior parte dei discorsi fatti in passato. Perché salute, malattia, esclusione sociale sono fenomeni vitali e in quanto tali mutano nel tempo, cambiando forma, sostanza e caratteristiche nel corso del tempo.

E’ un libro dal ritmo incessante. Non ci si può annoiare. Ogni frase ti invita a proseguire e lo sguardo scivola curioso verso la riflessione, l’opinione sferzante, l’attimo di vita raccolto nel periodo successivo.

Condividiamo un breve stralcio di ‘Dettagli Inutili’ con l’obiettivo e la speranza che questo libro venga letto soprattutto dai professionisti della follia: psichiatri, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri. Perché i primi a vivere di retorica sono proprio loro. I primi ad alienarsi in concetti astratti che li portano a dare per scontato aspetti esistenziali decisivi dei loro pazienti, sono loro. Senza questa preliminare alienazione, la logica dell’esclusione non sarebbe possibile. Senza retorica, la realtà, probabilmente, sarebbe troppo dura da reggere e scoprire che persone come Alberto Fragomeni, mentre lavori, ti stanno osservando con questa intelligenza e sagacia, potrebbe portare agli operatori della salute mentale un senso di imbarazzo e inadeguatezza notevole: tuttavia, se le teorie e le pratiche nella cura dei disturbi mentali cambieranno, sarà a partire proprio da disagi interiori di questo tipo.

Quando i pazienti inizieranno ad essere considerati testimoni autorevoli della propria sofferenza, quando la loro soggettività sarà la base da cui partire e non un fenomeno da controllare e manipolare, allora, il lavoro iniziato da Franco Basaglia [e non solo] potrà diffondersi e radicarsi maggiormente nelle nostre teste, nelle nostre azioni.

Perché solo attraverso queste testimonianze, ci possiamo rendere conto di come i fenomeni cambiano forma e a volte si nascondo dietro nuove sembianze per poi rivelarsi uguali a se stessi: manipolazione, controllo sociale, stigma cambiano costantemente per rimanere tali. Solo se i pazienti recuperano a pieno lo statuto di persone, di esseri senzienti che possono riflettere e valutare la condizione esistenziale in cui vivono, si può innescare un tipo di conoscenza realmente aggiornata e aggiornabile sulla malattia mentale e le sue continue evoluzioni bio-psico-sociali.

Ma adesso basta. Lasciamo spazio alle parole dell’autore.

“esiste una retorica della malattia mentale.

e i primi a cascarci sono i pazienti psichiatrici stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate. qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi. speciali. o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.

relazioni, esami, test, ogni paziente della comunità in cui vivo ha una cartella alta venti centimetri con scritta tutta la sua storia clinica, e questa cartella continua a passare di mano in mano, diventando sempre più alta ad ogni colloquio, visita medica, cambio di terapia, uscita risocializzante, vacanza al mare. tutti che scrivono di noi. non ho ancora capito chi legga, ma di sicuro si scrive. siamo gente importante, noi.

non so da dove venga di preciso la retorica della malattia mentale, se dai libri moderni e dai film, o se faccia parte della nostra cultura da millenni, che so, fin dai greci. o se addirittura non sia parte della natura stessa dell’uomo, sempre portato a cercare il bello in ogni cosa, persino nel male.

qualcuno volò sul nido del cuculo. ragazze interrotte. a beautiful mind. e tutti quei film in cui il matto appare come l’unico sincero, il più intelligente, il più sensibile. quante volte ho dovuto sentire la frase forse è perché siamo troppo sensibili. nessuno è troppo sensibile. è già tanto esserlo abbastanza da rispettare se stessi e gli altri. essere sensibili è una dote, e chi ce l’ha la mette a frutto nelle relazioni e in ciò che fa di buono, non nel farsi del male. al contrario, tra i malati mentali mi è capitato di incontrare un sacco di gente insensibile, aggressiva, egoista. e sentirmi poi dire non te la prendere, questo non è lui, è la malattia. beh, decidetevi…

van gogh. poe. nietzsche. questa poi è bellissima! assumere queste singolarità, questi talenti assoluti, come chiari esempi della genialità della follia! il fatto che uno, uno solo nella storia dell’arte, non abbia venduto praticamente nessuna opera in vita, e in preda a una serie di terribili deliri abbia finito per suicidarsi, mentre i suoi quadri sono diventati di giorno in giorno sempre più famosi ed apprezzati, questo fatto bizzarro diventa in qualche modo la prova che tutti gli artisti sono un po’ pazzi, e tutti i pazzi un po’ artisti.

da parte mia, trovo invece degno di nota che quasi sempre si è cercato di ricollegare la follia di questi spiriti eletti agli effetti secondari di patologie fisiche, incrociando le notizie biografiche con il quadro sintomatico ricavato dalle cartelle mediche dell’epoca.

noi malati psichici non siamo più sensibili, non siamo più intelligenti, non siamo più creativi. lo siamo di meno. siamo stupidi, ignoranti, fissati, presuntuosi, maleducati, rancorosi, cattivi. e siamo finiti qui, nella psichiatria. dove non si lascia indietro nessuno, dove stanno gli stupidi, i fissati, i maleducati, i cattivi. peggio sei e meglio è. benvenuto.”

Tratto da: Dettagli Inutili, Alberto Fragomeni, Edizioni Alpha Beta Verlag